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LO PSICO TOUR DI PELU'

di contents (23/01/2003 - 15:58)

FIRENZE - "Venite con le scarpe da ginnastica, perché ci sarà da ballare tanto, ma proprio tanto". Il concerto di Piero Pelù al Sashall, mercoledì 19 febbraio 2003 (ore 21, per informazioni: 02/76085332) apre un mini-tour di 5 date che promette di essere un evento da ricordare, anche per la "nuova dimensione" scelta dal cantante: "Lascio il Palasport, al quale sono tanto affezionato, ma davvero sento il bisogno di cantare in uno spazio più piccolo, dove il suono può essere più controllato, avere una qualità superiore e soprattutto siano concesse possibilità espressive più ampie".
- Non era nell'aria, questo tour, o sbaglio?
"No, è vero. E' stato annunciato in fretta - spiega il cantante - anche per questo ha l'aria di una sorpresa... Ma in realtà ci pensavo da un po' di tempo: è una serata nella quale, tutto d'un balzo, ripercorro gli ultimi 18 anni della mia vita".
- In effetti un concerto così non si improvvisa...
"L'idea si è consolidata piano piano, ma per trovare la voglia di concretizzarla c'è voluto tempo: la dolorosa separazione dai Litfiba mi ha portato a non avere un rapporto tanto buono con il passato... c'erano tante cose da sistemare, con le quali fare i conti, prima di poter arrivare a recuperare quello che c'era di buono, soprattutto la musica!"
- Insomma, questo tour mette in scena una sorta di riconciliazione col passato?
"Sì, quasi una psicoterapia... Se poi ci pensi la musica è una terapia collettiva: ci aiuta a superare lo stress, i momenti difficili..."
- Per quello che ti riguarda personalmente, a cosa è servito preparare questo concerto?
"Soprattutto a recuperare serenità nei confronti del passato, a riflettere sul vecchio repertorio".
- Puoi dirci cosa prevede la scaletta?
"Davvero di tutto: da "Desaparesidos" a L'uomo della strada", passando per tutti i miei cavalli di battaglia".
- "Il mio nome è mai più", purtroppo, in questo momento è attuale...
"Davvero, infatti le ho riservato un punto importante della serata. E' un pezzo dal quale mi sento di non poter prescindere. Anche se, come tutti gli altri, adesso ha una "vita nuova" grazie ad un nuovo arrangiamento Supercombo di cui sono molto contento".
- Come si fa a non pensare alla guerra... Credi che fare musica possa in qualche modo essere significativo, possa dare un contributo?
"Non mi illudo, la musica non può fare più di tanto, a parte, forse, far riflettere. Direi che più che altro è una bandiera intorno alla quale ci si può raccogliere per consolidare delle idee... Comunque una cosa è certa: zitti mai!"
- Parlavi di nuovo arrangiamento: tutti i pezzi vengono presentati in una nuova versione?
"Sì, prima di tutto perché avevo voglia di "sentirmeli addosso", di farli rivivere nella versione med-rock che adesso è il mio modo di fare musica. E poi perché diffido sempre da chi presenta le sue cose senza modificarle, è uno che si è ferma e non cambia. E chi non cambia, come fa a migliorare?"

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